dicembre 10, 2017 0

Coefficiente di rottura

By paolotosti in Parole/Words

Coefficiente di rottura – Paola Gennari

L’atto creativo e la creatività sono due elementi fondamentali, imprescindibili e caratterizzanti dell’essere umano; la loro mancanza, comporterebbe la perdita della vera essenza della vita, del suo significato, del suo scopo in termini di sentimento, di bellezza, di mistero. È nell’atto creativo che l’uomo può fare uso della sua intera personalità ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre se stesso.

Per un artista, l’atto e lo spazio creativo, ossia il luogo tra la realtà interna ed esterna, dove l’uomo può entrare e all’interno del quale può dimorare e rifugiarsi, dove può dipingere, scolpire o fotografare in uno  spazio dove può essere totalmente libero ed esprimersi al meglio, nasce da un processo di accettazione della realtà e dalla tensione di rompere gli schemi di quella realtà, soggettiva e oggettiva: ciò può essere chiamato, coefficiente di rottura.

Quando si supera il limite massimo di un determinato elemento e si ottiene un effetto o un risultato, questo si chiamacoefficiente, il quale diventa coefficiente di rottura quando è abbinato ad una situazione di separazione, discontinuità o frattura di un elemento integro.

Per Paolo Tosti, il coefficiente di rottura non è solo nell’atto creativo dello scolpire, quindi del togliere, dell’estrarre da un elemento intero, come il concio di pietra, una determinata forma, ma è anche nell’incipit del pensiero creativo.

Quello che avviene prima di scolpire, di rompere il concio, è la forma del pensiero, l’intenzione e la sua realizzazione sono la parte dalla mente inconscia, che poi si traduce in gesto, in azione.

La perdita dell’integrità di un elemento, crea una discontinuità con il suo passato, una rottura definitiva. Una prima estrazione comincia con la cava, dove nasce il concio di pietra, il quale porta con sé, una memoria e una stratificazione di ere geologiche millenarie. Successivamente, il pezzo di pietra verrà scolpito e lavorato, trasformandosi da semplice blocco grezzo, senza identità, inerte, in un’opera d’arte, una scultura geometrica e astratta: tutto ciò comporta una vera metamorfosi, uno scambio di forze ed energie, dalla materia originaria al concio, dallo scultore all’opera, e infine, dalla scultura finita allo spettatore.

Per Piero Roi, il coefficiente di rottura è nell’atto creativo dello scatto fotografico, il fermare, chiudere un occhio che ha guardato un luogo per un determinato tempo voluto dall’artista, produce delle trasformazioni, delle discontinuità, una frattura fra oggetto e soggetto.

Con questo atto, il fotografo, ha generato delle tensioni fra il luogo catturato e il mezzo fotografico, il quale sancisce sia un inizio che una fine: una vita inizia, inquadrando e aprendo l’obbiettivo, ma poi, dopo un determinato periodo che può durare anche molte ore, questa vita si conclude con la chiusura dell’otturatore.

Pur utilizzando materiali diversi, entrambi gli artisti si interpongono in una determinata area, dove individuo, mezzo operativo e ambiente, permettono di sviluppare in autonomia la libertà di creare un prodotto immortale attraverso un atto, un segno distintivo, un tempo, arrivando al concetto aristotelico di forma e sostanza. La materia funge da substrato della forma, la materia di per sé ha delle potenzialità indeterminate, cioè la possibilità di prendere forma, attraverso un atto, chiamato anche entelechìa, (essere in atto) che significa realizzazione della perfezione. L’atto è temporalmente prima della potenza e costituisce la causa, il senso, il fine di un’opera d’arte. (Aristotele)

Paolo nello scolpire, si ispira alle archeologie urbane e industriali, dismesse: i volumi delle strutture architettoniche, rigidamente costrette in linee orizzontali e verticali, diventano forme geometriche astratte. La scultura che ricava dal concio di pietra mantiene anch’essa una unicità, essendo scolpita senza interruzioni. L’Uno iniziale era una materia grezza, senza una specifica identità e attraverso il lavoro creativo dello scultore, la pietra diventa un altro Uno con dimensioni, forme, linee ben determinate, precise e levigate. I filosofi greci consideravano l’Uno, come un elemento che Tutto contiene: nel caso specifico sia della scultura di Paolo che della fotografia di Piero, vi sono memorie, materia, energia, forma, vuoti, pieni, colore, luce, ombra.

Alcune sculture vengono dipinte dall’artista con delle campiture geometriche e monocromatiche di colore, sottraendo e annullando delle parti della pietra, ma aggiungendo forza, dinamicità e luce all’opera.

L’oggettività rassicurante del paesaggio antropico, con particolare riferimento alle strutture architettoniche urbane ed industriali dismesse, deve diventare altro. La deformazione che ne deriva è astratta-geometrica, dalle forme disarticolate, instabili e dove l’intervento pittorico è visto come un elemento estraneo, che non unisce ma divide, creando nuove discontinuità e nuovi squilibri, aggiungendo materia (pigmento) ad un elemento scultoreo creato per sottrazione di materia.

Paolo, quindi, dipingendo crea una nuova percezione visiva, tra il visibile e l’invisibile, tra il materiale e l’immateriale, dove il segno colorato diventa una scultura nella scultura. La continua ricerca della forma e di colori essenziali, porta l’artista ad astrarre, attraverso geometrie, opere dalla composizione portata al limite massimo della purezza formale.

L’arte fotografica di Piero ha come soggetti principali, la Notte, la Luce, la Natura e l’Uomo. La particolare strumentazione del banco ottico, i tempi lunghi di esposizione, la luce notturna e i luoghi naturali scelti dall’artista, come i paesaggi collinari e, a volte, la presenza dell’essere umano (spesso è lo stesso artista), determinano un tipo di fotografia astratta e metafisica. Le immagini sono una sintesi di forme di una realtà apparente e illusoria che crediamo di conoscerevedere, ma non è come ci appare.

Nel mondo greco morphé indicava originariamente “forma, figura esteriore”; in seguito indicò la persona in quanto percepibile. La forma, morphé non è un involucro esteriore che si può cambiare restando immutata l’essenza; al contrario, è l’espressione dell’essenza.

Attraverso questo principio, alcuni fotogrammi, nonostante siano stati eseguiti in piena oscurità notturna, rivelano del colore.

Piero, attraverso i suoi scatti fotografici, ha la capacità di estrarre l’essenza di un paesaggio e l’essenza dell’essere umano: le immagini risultano piene di forza primordiale. Le fotografie raccontano la storia della Terra e dell’Uomo, vanno in profondità, oltre l’involucro esterno dello spazio oggettivo, descrivendo l’involucro interno, l’aura delle cose. Nelle opere di Piero c’è una compenetrazione di ordine e disordine: i paesaggi o gli sfondi sono uniformi, mentre i corpi umani a volte sono deformati, allungati, rivolti verso l’alto, verso il cielo, e a volte, risultano forme amorfe evanescenti e pieni di luce.

Entrambi gli artisti lavorano e cercano gli stessi elementi fondamentali: la forma, la luce, le ombre, il colore e il non colore (il bianco e il nero), l’astrazione, l’essenza. Uniti anche dalla ricerca della perfezione formale e compositiva, cercano la verità attraverso la forma pura ricavata da sollecitazioni interne alla materia stessa, cercando di capirne la sostanza e caricandola così di ulteriori significati.

L’opera d’arte è generata da un determinato carico, forza creativa, da cui si ottiene la rottura, con la realizzazione dell’opera e attraverso un coefficiente, ossia un valore, il cui risultato è il superamento del limite massimo della materia.

In Paolo e Piero il coefficiente di rottura è l’Origine di Tutto: dall’incipit iniziatico fino alla creazione dell’opera d’arte, come se questa fosse nata in fondo allo stato primordiale del vuoto. Un luogo, considerato dal mondo greco, dalla materia informe e rozza a cui attinge un principio superiore, la “Mente Creativa”, formando un mondo ordinato.

Il passaggio dal caos primigenio (incipit creativo) all’ordine delle cose (realizzazione dell’opera), avviene generalmente attraverso un combattimento inconscio, il cui risultato, attraverso un determinato coefficiente di rottura, è un prodotto unico e irripetibile: la creazione dell’Opera d’Arte.

Paola Gennari