febbraio 21, 2016 0

[de] habitat

By paolotosti in Parole/Words, Storia Archivio/Archive

[de] habitat

Paola Gennari

La scultura di Paolo Tosti è un prodotto della Natura: il rapporto fra Cielo e Terra è presente in tutte le sue opere.

L’artista, ispirandosi all’archeologia urbana e industriale dismessa, non fa altro che riprendere il tema archetipico dell’architettura dalle origini arcaiche, in cui l’Uomo era ancora interconnesso con l’Universo. Tale costruzione architettonica è formata da riferimenti astrali semplici in cui, la linea verticale (Menhir) è il principio attivo, è il viaggio verso il cielo, verso le costellazioni, il sole, mentre la linea orizzontale (Dolmen) è il principio passivo, la terra, la natura. Le sculture di Paolo hanno questi due principi fondamentali originari che, l’artista, inconsciamente, trova nelle forme architettoniche abbandonate e silenti, per lui esclusiva fonte di ispirazione. È la sua specifica sensibilità che gli permette di Vedere spazi e forme che poi trasformerà: sottrae all’ambiente (de habitat) per aggiungere altro arrivando ad una sintesi formale, ad un’essenzialità spinta ai più alti livelli: l’Origine di tutto.

Nell’artista avviene una vera trasmutazione alchemica: nell’atto creativo dello scolpire, giunge alla simultanea trasformazione di sé che accomuna le sue azioni ai postulati fondamentali del pensiero alchemico, perché entrambi (soggetto e oggetto) si realizzano attraverso la ricerca della Verità.

È proprio per questo motivo che nelle sculture di Paolo percepiamo qualcosa di unico, di armonioso, di cosmico. Quasi possiamo vedere le sue opere che prendono vita: fluttuando nello spazio infinito, in silenzio, sembrano muoversi continuamente assumendo forme sempre diverse. È solo l’artista che le può fermare, bloccando il loro movimento in un tempo assoluto, sospeso.

La sua arte è unica e irripetibile, complessa per i contenuti profondi e antichi ed è per questo che diventa vera. L’artista ha bisogno di perfezione: nel rifinire arriva ad una precisione formale essenziale, dettata da una sapiente esperienza della tecnica di esecuzione. Da un unico concio di pietra ricava un’unica scultura, dove i vuoti scolpiscono i pieni, creando un’opera dalle forme di una realtà inconoscibile, misteriosa dettata da una memoria di un tempo perduto: un tempo magico.

Le sue sculture ci portano in un mondo altro, in un [de] habitat ancora da scoprire.

habitat: termine latino che significa (egli) abita. È il luogo in cui una determinata specie trova specifiche caratteristiche dell’ambiente (fisiche, chimiche, ecc.) che le permettono la sopravvivenza. L’habitat, in questo senso, indica un ambiente con una qualità della vita sufficientemente elevata da permettere, non solo la sopravvivenza ma, anche la riproduzione e l’equilibrata prolificazione della stessa specie. L’abitare, riferito all’Uomo, non è solo il dimorare (cioè il vivere in una casa), ma concerne anche lo stare nei molteplici luoghi del territorio: ad esempio “il camionista è a casa propria sull’autostrada, e tuttavia questa non è il luogo dove alloggia; l’operaia è a casa propria nella filanda, ma non ha lì la sua abitazione; l’ingegnere che dirige la centrale elettrica vi si trova come a casa propria, però non vi abita. Queste costruzioni albergano l’uomo[1].”

In senso metaforico, come suggerisce Martin Heidegger, “l’abitare è il modo in cui i mortali, sono sulla terra”, perciò, costruire è propriamente abitare (Bauen, Wohnen, Denken, costruire, abitare, pensare[2]).


[1] Da Martin Heidegger, Saggi e discorsi, 1957.

[2] Ibidem.