luglio 29, 2015 0

“OMBRE” Paolo Tosti sculture inedite – a cura di Luigi Campanelli – / Abbazia di San Vincenzo Furlo 2015

By paolotosti in Storia Archivio/Archive

OMBRE
Le sculture inedite di Paolo Tosti

L’Opera scultorea di Paolo Tosti si colloca sul crinale di questo fine secolo e l’inizio del nuovo, con lo sguardo rivolto alle macerie, ai resti del passato con le ali spiegate verso il futuro come nell’angelus novus di Paul Klee.

Non è cosa facile nell’arte contemporanea oggi, in presenza di una catastrofe semantica, fare una scelta etica contrapponendo il proprio lavoro e se stessi alla schizofrenia dell’effimero artistico di dilagante omologazione, con smanie di successo, privando così l’opera di quella sua peculiarità empatica, che la qualifica come sentimento e poetica che la rende unica e durevole nel tempo.

Ora Paolo Tosti, ermeneuta della scultura, rimette in ordine il linguaggio della forma dalla confusione, dall’improvvisazione, con una sorta di strabismo plastico che va da Archipenko a Leoncillo da G. Pomodoro a U. Mastroianni, solo per citarne alcuni, dal costruttivismo astratto all’espressionismo informale, all’onirico Liciniano. Paolo attua come per Panofsky “la possibilità di valersi dei materiali di scarto del vecchio edificio per la costruzione del nuovo”. Ora in questo nuovo lavoro inedito esposto nell’Abbazia di San Vincenzo, luogo silenzioso allo sguardo, scarnificato dei suoi affreschi, dove solo le pietre conservano le memorie del passato, Paolo colloca le sue pietre, scelte con cura perché ognuna racchiude in se memorie di ere geologiche. Poche opere nel rispetto del luogo sacro, così come sacre sono queste piccole sculture nel senso di facies sedimentarie come aspetto della ritualità del fare.

Come la facies dipende dall’ambiente in cui una pietra si forma, così Paolo si è formato nella sapienza costruttiva della cultura del territorio, come dimostrano le grandi opere degli anni precedenti. Il suo pensiero in questi ultimi anni analizza il presente e si è rivolto verso la destrutturazione della forma, una riflessione metaforica sulla aggressione del tempo e della ignavia nei confronti di quello che andrebbe recuperato, salvato, e non immolato al progresso, alla violenza degli uomini, alla guerra.

Un lavoro quindi sui resti, su quello che rimane come monito verso memorie di archeologie post industriali di drammatica bellezza, come articolazioni ossee spolpate di cetacei spiaggiati o fossili di improbabili architetture di città invisibili, perse. Ora rimangono solo ombre, ombre portate di materia molle, gomma elastica che non rispetta le regole, che si contrappone alla durezza e rigidità della pietra. Ombre di un nero notturno, profondo da antro catacombale in baluginanti inferi, che ci traggono dentro, dove Paolo ci trascina come novello Edipo per incontrare Tiresia che ci possa predire il futuro con le parole di Carlo Levi in cui l’arte “dal fondo dell’inferno, anela di tornare alla luce come un seme sotterraneo. Dal sommo della paura nasce una speranza, un lume di consenso dell’uomo e delle cose. Possono la morte e la notte rivolgere il destino? La guerra dell’uomo con se stesso è finita, se davvero l’arte ci indica il futuro e se possiamo leggerlo sul viso e nei gesti degli uomini” possiamo anche attraverso la forma delle pietre.

Luigi Campanelli
Consigliere Arte Contemporanea
Comune di Acqualagna